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  • la nitriera

    La nitriera borbonica, con i suoi cospicui resti di un articolato sistema produttivo, costituisce un esempio unico di archeologia industriale, riportato alla luce, dopo due secoli di occultamento..

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    Le grotte Ferdinando e Carolina esposte a mezzogiorno, sono parte di un complesso sistema di cavità e cunicoli scavati nella roccia calcarea, un vero e proprio labirinto..

La nitriera borbonica

 

1784: La costruzione dell’opificio

L’incarico di compiere specifici accertamenti sulla qualità dei nitrati di Molfetta fu affidato al professor Giuseppe Vairo, esperto di scienze chimiche, e all’ingegner Francesco Vega, membri della “Commissione del Real Salnitro” appositamente costituita.
Constatata la validità della scoperta di Fortis, l’abate fu nominato consulente mineralogico del re e gli fu affidato l’incarico di organizzare la produzione.
L’attività estrattiva iniziò nel gennaio 1784, sotto la direzione del barone Graziano Maria Giovene, fratello del canonico.
Risale a quella data la costruzione delle prime strutture della nitriera ancora oggi visibili:

  1. la cosiddetta “III tettoia”, sul fondo della dolina, in prossimità delle grotte dalle quali si estraeva la materia prima. La struttura comprendeva la vasca per il lavaggio delle terre nitrose, col sottostante pozzo di acqua di falda e la grande cisterna per la raccolta delle acque piovane, con l’annessa vasca sub circolare;
  2. la cisterna per il deposito temporaneo del lisciviato, destinato alla cottura nelle fornaci della “I tettoia”. I recenti scavi hanno messo in luce un ambiente con volta a botte sotto un piano di basole, con l’imboccatura costituita da un grande blocco calcareo circolare. Alla cisterna è collegata una piccola vasca ovoidale per l’immissione e la decantazione del lisciviato, trasportato dalla “III tettoia” attraverso una scaletta basolata, oggi visibile.
  3. la “I tettoia” con le quattro fornaci per la cottura del lisciviato;
  4. la “II tettoia” per l’immagazzinamento e la cristallizzazione dei nitrati;

III tettoia

III tettoia

cisterna

cisterna

I tettoia

I tettoia

II tettoia

II tettoia

Già nel giugno 1785, venivano sospesi i lavori di costruzione della cisterna per la raccolta dell’acqua dolce, indispensabile per un efficace e redditizio processo di lisciviazione delle terre nitrose. Gli appaltatori delle salpetriere artificiali avevano, infatti, indotto il governo a imporre l’impiego dell’acqua salmastra del Pulo, che annullava dopo il primo lavaggio la capacità di rigenerazione naturale delle terre nitrose.
Trascorsi solo due anni dall’apertura della fabbrica, denunce sulla scarsa produttività e sulla scorretta gestione, determinarono la sostituzione del barone Giovene con Giacinto Poli, fratello dell’illustre Giuseppe Saverio e sotto la sua amministrazione furono realizzati lavori di ampliamento delle strutture industriali.
In questa fase si inserirono i lavori di riattamento dell’ex Convento dei Cappuccini, ormai in disuso, adibito in parte a deposito del nitro.
Il 2 marzo 1788 la nitriera fu visitata dal naturalista G.A.W. Zimmermann, dal mineralogista inglese sir John Hawkins, dall’illuminista teramano Melchiorre Delfico, da Alberto Fortis, accompagnati dal canonico Giuseppe Maria Giovene. Zimmermann descrisse accuratamente il luogo e le sue grandi potenzialità produttive nel “Viaggio alla nitriera naturale di Molfetta”, opera letta con successo il 27 agosto 1788 all’Académie Royale des Sciences di Parigi.

Sir J. Hawkins disegnò la famosa veduta del Pulo: in primo piano si stagliavano due strutture con tetto a spioventi ricoperti di tegole, attribuibili alla I e alla II tettoia; la vegetazione arborea era ormai ridottissima per l’uso che se ne era fatto come combustibile per le fornaci; enormi accumuli di pietrame e materiali residui del processo di lisciviazione delle terre nitrose ingombravano il fondo della dolina.
Si accese in tutta Europa un fervore di studi e di ricerche sui campioni calcarei del Pulo, che producevano continuamente nuove efflorescenze nitrose. Il famoso geologo francese Dieudonné Tancrède Gratet de Dolomieu, fra gli altri, accolse con meraviglia la scoperta dell’amico Fortis e riconsiderò le sue cognizioni scientifiche relative alla formazione del nitro.

residui

Gli scarti del processo di lavorazione del salnitro invadono la dolina.
In primo piano la I tettoia (incisione di Sir J. Hawkins 1788)


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