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  • la nitriera

    La nitriera borbonica, con i suoi cospicui resti di un articolato sistema produttivo, costituisce un esempio unico di archeologia industriale, riportato alla luce, dopo due secoli di occultamento..

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    Le grotte Ferdinando e Carolina esposte a mezzogiorno, sono parte di un complesso sistema di cavità e cunicoli scavati nella roccia calcarea, un vero e proprio labirinto..

Viaggiatori europei al Pulo di Molfetta

 

Il luogo del dolce far niente, il luogo dell'arte, della letteratura, dove la vita segue un ritmo naturale. Così era vista l'Italia dai viaggiatori del '700, che vi giungevano in cerca di reperti, di aria salubre, per ritrarre luoghi d'arte, per ritrovare l'ispirazione letteraria, per mangiare i Südfruchte, le arance.
Ma soprattutto era una delle tappe del Grand Tour, il viaggio di formazione dei giovani aristocratici inglesi, olandesi, francesi, tedeschi.
L'Italia era preferita alla Grecia, che in quel difficile momento storico era travagliata dalle lotte per l’indipendenza nazionale.   
Da questi viaggi nascevano diari, resoconti, libri di viaggio, che diventarono un genere di gran voga.
Tuttavia il viaggio in Italia non arrivava più a sud di Roma e Napoli, che allora viveva il grande splendore della corte borbonica, amante dell’antiquaria e promotrice dei primi sistematici scavi nei siti di Ercolano e Pompei.
La Sicilia veniva toccata solo dai viaggiatori diretti a Malta e nessuno raggiungeva la Calabria, la Basilicata o la Puglia. Nessuno scavo qui era ancora stato fatto; la Puglia dei siti preistorici, delle antichità classiche, di Federico II non era ancora conosciuta.
Fu dopo la prima metà del '700 che anche il sud d'Italia divenne meta di viaggiatori. Goethe, in partenza per la Sicilia, dichiara che per avere un'idea completa dell'Italia bisogna andare più a sud (“Italienische Reise”).
E così i primi viaggiatori eruditi come l'ambasciatore prussiano von Riedesel si avventurano in Puglia. Non vedono solo ambienti malsani, degrado e miseria; vedono anche una campagna opulenta, bellissimi monumenti e palazzi in pietra bianca.

È il 1783 quando al Pulo di Molfetta si scopre il salnitro naturale: è una scoperta che potrebbe sconvolgere il mercato di questo prodotto fondamentale per la produzione della polvere da sparo. Il deposito molfettese, che si presenta sin dall’inizio abbondante, potrebbe interferire con gli interessi dei monopoli.

Molfetta diventa un polo di interesse scientifico e meta di viaggiatori - scienziati che vengono a visitare di persona la miniera.
Dopo il Fortis, abate padovano incaricato dalla corte borbonica di ispezionare la natura del luogo, giunge qui Zimmermann, professore di fisica e storia naturale, che il 27 agosto 1788 presenta all’Académie Royale des Sciences di Parigi la relazione “Viaggio alla nitriera naturale di Molfetta”. Lo scienziato in quel contesto sostiene l’abbondanza oltre che la qualità del minerale naturale molfettese.
Poi vi giunge J. Hawkins. Lo studioso inglese ritrae il Pulo nella preziosa incisione che ancora oggi ci consegna l’immagine della dolina con i grandi cumuli di terra di scarto, a testimonianza dell’intensa attività della nitriera.
Nel 1789 visitano il Pulo sir William Hamilton, geologo ed ambasciatore britannico presso la corte di Napoli e il conte svizzero von Salis Marschlinis, che nel suo “Viaggio nel regno di Napoli” definisce il Pulo “una delle cose più interessanti del mio viaggio”.
La chiusura della nitriera, a pochissimi anni dall’inizio dell’attività estrattiva, sancisce la perdita di interesse scientifico per il sito, che tornerà ad essere al centro del dibattito internazionale grazie alle scoperte archeologiche intraprese ai primi del Novecento in dolina e nei campi circostanti, sulla scorta dei molti ritrovamenti dell’arciprete molfettese G.M. Giovene.
Il Pulo ancora oggi ha da narrare tante storie ai viaggiatori, che hanno voglia di venirlo a visitare.

libro

Viaggio alla nitriera naturale di Molfetta — frontespizio

Hamilton

sir William Hamilton


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