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  • la nitriera

    La nitriera borbonica, con i suoi cospicui resti di un articolato sistema produttivo, costituisce un esempio unico di archeologia industriale, riportato alla luce, dopo due secoli di occultamento..

  • Grotte Ferdinando e Carolina

    Le grotte Ferdinando e Carolina esposte a mezzogiorno, sono parte di un complesso sistema di cavità e cunicoli scavati nella roccia calcarea, un vero e proprio labirinto..

La ricerca archeologica

Nella seconda metà del XVIII secolo il Pulo con le sue grotte ricche di nitrati naturali, prezioso componente della polvere da sparo, diventa il centro dell’interesse scientifico ed economico del regno di Napoli e dei Borbone, che favoriscono sopralluoghi e analisi per la costruzione di una nitriera. Le strutture produttive acquistano ben presto rinomanza e vengono descritte nelle relazioni e nelle immagini di importanti studiosi dell’epoca.  
A quegli stessi anni risalgono i primi ritrovamenti in dolina di materiali preistorici litici e ceramici, e l’abate Giuseppe Maria Giovene (1753-1837), insigne studioso e collezionista molfettese, intuendo l’eccezionalità della scoperta, cura la raccolta dei reperti che costituirà il primo nucleo del Museo del Seminario Vescovile di Molfetta. La raccolta di Giovene è oggi ospitata nella sezione archeologica del Museo Diocesano di Molfetta.
Nel primo decennio del XX secolo, nella dolina e sui campi circostanti iniziano sistematiche ricerche archeologiche, condotte da importanti studiosi, quali Massimiliano Mayer e Angelo Mosso, che riportano alla luce i resti di un  ampio insediamento neolitico. I reperti risalenti a quelle campagna di scavo sono custoditi nel Museo Archeologico di Taranto e in quello di Bari. Tali scoperte costituiscono una pietra miliare negli studi sul Neolitico europeo e a lungo nelle classificazioni delle classi vascolari neolitiche, è stata usata la definizione “Ceramica del tipo Molfetta”.
Seguono lunghi anni di abbandono e di incuria, fino all’ultimo decennio del Novecento, quando una rinnovata cultura del territorio, promossa dall’associazionismo di base e dagli Enti, favorisce il recupero e la valorizzazione del sito.
La Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia a partire dal 1997 conduce nuove campagne di scavi, che permettono una rilettura critica delle conoscenze del passato e aprono nuovi scenari per la ricerca scientifica.
I reperti delle ultime campagne di scavo saranno custoditi nell’istituendo Museo Archeologico della Casina Cappelluti ex Lazzaretto di Molfetta.

cartina Mosso

Rilievo della dolina di M. Mayer

cartina Mayer

Mappa della dolina e trincea degli scavi di A. Mosso

 

scavi Mosso scavi soprintendenza 1 scavi soprintendenza 3 scavi soprintendenza 2
 scavi di A. Mosso
   scavi a cura della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia

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