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  • la nitriera

    La nitriera borbonica, con i suoi cospicui resti di un articolato sistema produttivo, costituisce un esempio unico di archeologia industriale, riportato alla luce, dopo due secoli di occultamento..

  • Grotte Ferdinando e Carolina

    Le grotte Ferdinando e Carolina esposte a mezzogiorno, sono parte di un complesso sistema di cavità e cunicoli scavati nella roccia calcarea, un vero e proprio labirinto..

Le grotte del pulo di Molfetta

Le grotte sono forme carsiche ipogee naturali formatesi quando l’acqua scorreva copiosa nel sottosuolo e, grazie all’azione dell’anidride carbonica, corrodeva ed erodeva allo stesso tempo  la roccia calcarea. Alcune grotte si trovano su più piani in conseguenza delle variazioni di livello della falda acquifera, legata ai mutamenti climatici nel corso del tempo.
Fra le numerose grotte, frequentate già in età preistorica, ne sono state catastate 14 a sviluppo orizzontale, i cui ingressi si aprono lungo le pareti sub-verticali della dolina. Le più significative sono la grotta n.1, le grotte Ferdinando e Carolina (n. 14 C-D) e la grotta del pilastro (n. 13).

La grotta n. 1, con ingresso rivolto a nord, è la prima che il visitatore incontra subito dopo il corpo di guardia. È costituita da un unico vano profondo circa 10 m e largo fino ad un massimo di 4 m: un sistema di muretti a secco scandisce l’organizzazione degli spazi interni e lascia ipotizzare un utilizzo pastorale.

grotta n1

grotta n. 1

grotta n1 tomba

tomba ipogea

Le recenti indagini archeologiche hanno documentato, sotto il piano pavimentale basolato, la presenza di una tomba ipogea. Si tratta di una sepoltura multipla, risalente al XVI secolo e forse riferibile al soprastante Convento dei Cappuccini. I resti ossei di sei inumati sono oggi visibili nel calco realizzato dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia e collocato nello stesso vano ipogeo. È presumibile che si tratti della grotta di San Leonardo, più volte citata dalle fonti locali per la festa del 6 Novembre, qui al Pulo celebrata in passato con grande partecipazione di popolo.

Le grotte Ferdinando e Carolina, entrambe esposte a mezzogiorno, sono parte di un complesso sistema di cavità e cunicoli scavati nella roccia calcarea, un vero e proprio labirinto, che si inoltra per circa 25 m. Questo grande ambiente presenta cinque ingressi, due dei quali permettono l’accesso alle grotte dedicate al re Ferdinando IV di Borbone ed alla sua consorte Carolina, sostenitori e promotori delle attività estrattive del salnitro, particolarmente copioso in questa parte della dolina. Ancora oggi si rinvengono nitrati in forma di incrostazioni biancastre, simili a lanuggine, facilmente frantumabili e riducibili in polvere, la cui formazione è favorita dalle buone condizioni di areazione e da un basso tasso di umidità.
All’interno delle grotte sono ben visibili le erorsioni prodotte dall’acqua e una fitta rete di fratture che determina precarietà statica. Per tale ragione, questo settore della dolina è escluso dal percorso di visita secondo quanto disposto dalla mappa del rischio.

fernando

ingresso della grotta Ferdinando e Carolina

carolina

esterni della grotta Ferdinando e Carolina

La grotta del pilastro, vero e proprio simbolo del Pulo, si apre nella parete NE della cavità, con la sua peculiarità morfologica rappresentata dal pilastro di roccia calcarea risparmiato dalla millenaria azione erosiva e corrosione dell’acqua e dell’anidride carbonica. La grotta si articola in più piani intercomunicanti, a testimonianza dei cambiamenti dei livelli di scorrimento della falda acquifera, oggi attesta ad una profondità di circa 10 m dal fondo della dolina.
Le grotte del Pulo sono l’habitat ideale di diverse specie di pipistrelli che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri biologici e vanno pertanto tutelati

grotta pilastro

grotta del pilastro


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