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  • la nitriera

    La nitriera borbonica, con i suoi cospicui resti di un articolato sistema produttivo, costituisce un esempio unico di archeologia industriale, riportato alla luce, dopo due secoli di occultamento..

  • Grotte Ferdinando e Carolina

    Le grotte Ferdinando e Carolina esposte a mezzogiorno, sono parte di un complesso sistema di cavità e cunicoli scavati nella roccia calcarea, un vero e proprio labirinto..

La diffusione del neolitico in Puglia

In Puglia la ricchezza di falde acquifere e di lame, veri e propri corsi d’acqua, creano le condizioni favorevoli per insediamenti stabili, per  il diffondersi dell’agricoltura e della pastorizia, come esiti connotanti il Neolitico.  L’aumento delle produzioni agricole e il conseguente miglioramento delle condizioni di vita determinano un incremento demografico, la proliferazione di villaggi capannicoli, trincerati e non,  sempre più grandi e articolati dal punto di vista sociale e culturale.
Nel territorio carsico a sud dell’Ofanto la distribuzione degli insediamenti neolitici presenta caratteri di elevata densità nelle zone dove è possibile rifornirsi facilmente di acqua. È il caso del villaggio Spadavecchia sorto, a partire dal VII millennio, a ridosso della dolina del Pulo di Molfetta. Nel corso del V e IV millennio si registra una significativa evoluzione delle tecniche di lavorazione della pietra e dell’argilla, conseguenza della ricchezza della vita del villaggio.

carta neolitico

aree di diffusione della cultura neolitica

trincea passo di corvo

trincea del villaggio neolitico di Passo di Corvo

La vita nel villaggio

area pulo

Nei campi circostanti la dolina del Pulo, nei fondi Spadavecchia e Azzollini, gli uomini del Neolitico vivevano in villaggi capannicoli,  con una economia prevalentemente agricolo-pastorale, accanto a cui aveva rilevante importanza l’attività di abili artigiani. Un secolo di scavi archeologici ha portato alla luce fondi di capanne e resti di intonaco che hanno consentito di formulare ipotesi sulle forme, sulla struttura e sui materiali delle abitazioni neolitiche. Il rinvenimento di resti animali – maiale, pecora, capra, bue e cavallo – testimoniano la pratica dell’allevamento, mentre macine in arenaria, con cui venivano triturati grano e frumento, regolarmente seminati e raccolti, rimandano alla pratica agricola.
Un ‘attività artigianale di vasai e ceramisti assai specializzati realizzava recipienti in ceramica per la conservazione di cibi e liquidi.
Il villaggio del Pulo intesseva relazioni commerciali non solo con i villaggi vicini ma anche con territori più distanti come il Gargano,dalle cui miniere importava nuclei di selce e con le Lipari da dove proveniva l’ossidiana.   
La comunità neolitica frequentava la dolina e le sue grotte per rifornirsi di acqua, attinta dal fondo e per cacciare animali di piccola taglia; le grotte erano inoltre luogo privilegiato per le attività cultuali e le pratiche magico-religiose.
Tombe terranee di forma ellittica o allungata con l’inumato in posizione rannicchiata, talvolta accompagnato da corredo funerario, costituiscono i resti di una estesa necropoli, in parte integrata col villaggio, secondo un rituale pregno di un profondo senso religioso, richiamante il momento della nascita.

capanna

Ricostruzione ipotetica di una capanna neolitica

intonaco

intonaco

falcetto

falcetto

La ceramica

I cospicui rinvenimenti di frammenti ceramici delle campagne di scavo novecentesche hanno permesso di ricostruire la lunga durata dell’insediamento capannicolo, attraverso l’evoluzione delle tecnologie e delle tipologie decorative dei recipienti di argilla.
Forme e spessori dei vasi si evolvono nel passaggio dalla modellazione a mano all’uso del tornio; anche le decorazioni variano da quelle semplicemente impresse (Tipo Molfetta) o incise con strumenti vari, all’uso del colore articolato in motivi geometrici. Nella dolina e nei fondi circostanti la ceramica rinvenuta copre un arco cronologico tra il VII millennio e il IV millennio passando attraverso motivi impressi a zig zag, a denti di lupo, a rockers, cardiale, a decorazioni dipinte monocromatiche , bicromatiche e tricromatiche in rosso, bruno e nero.

 

vaso

Vaso in ceramica impressa dal Pulo di Molfetta

impressa

decorazioni impresse

bicromica

decorazioni dipinte bicromiche

tricromica

decorazioni dipinte tricromiche

L'industria litica

Gli strumenti litici ritrovati in grandi quantità al Pulo di Molfetta riconducono a diversi usi nella vita quotidiana: asce, accette, picconi testimoniano il lavoro nei campi; punte di freccia e di lancia testimoniano le pratiche venatorie; lame, raschiatoi, affilatoi erano preferiti per gli usi domestici.
Gli utensili, custoditi nel Museo Diocesano di Molfetta e nei Musei Archeologici Nazionali di Bari e di Taranto, testimoniano il ricorso a diversi materiali: selci, quarziti, ossidiane, calcari.  
Nel corso degli ultimi scavi (1998-2004) effettuati sia sul fondo della dolina che all’interno della grotta n° 1 che nel pianoro sovrastante la dolina, sono stati ritrovati numerosi strumenti litici, che esprimono tecniche di lavorazione più evolute, come piccole lame e lamette, elementi di falcetto, bulini, grattatoi, punte di freccia, asce levigate e accettine in pietra dura.

strumenti litici

strumenti litici dal Pulo di Molfetta

Le necropoli

Il villaggio capannicolo del fondo Azzollini, in cui si sono avvicendate le ricerche archeologiche nel corso del Novecento, ha rivelato la presenza di una vasta necropoli.
Nel 1908-1910 furono riportati alla luce i resti di oltre cinquanta tombe contigue a fondi di capanna, una vera e propria necropoli, che evidenziava una stretta relazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Databili in gran parte alla seconda metà del IV millennio sulla scorta dei corredi funerari rinvenuti, le tombe hanno forma prevalentemente ovoidale, in genere  sono delimitate da blocchi calcarei e hanno profondità non superiore a 50-60 cm.

 

I defunti sono adagiati in posizione rannicchiata secondo un rituale che rimanda agli antichi culti della madre terra. La sepoltura di un individuo di sesso maschile, forse di 15-16 anni di età  è tutt’oggi custodita nel Museo Archeologico di Bari. Indagini paleo nutrizionali hanno evidenziato una dieta a base di proteine e fibre vegetali, che documentano un buon livello alimentare della comunità neolitica molfettese.

fondo azzollini

Dolina e area neolitica sul fondo Azzollini

necropoli

mappa della necropoli (A. Mosso)

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     sepolture


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